CANCELLIERE E AGENTE DI POLIZIA DI SANTA MARIA CAPUA VETERE CONDANNATI PER SEQUESTRO DI PERSONA E LESIONI PERSONALI. LA VITTIMA UN GIOVANE DI CARINOLA. RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL SEGUENTE COMUNICATO

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Si è tenuta oggi l’udienza conclusiva del processo a carico di De Gennaro Paolo, cancelliere presso la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, De Gennaro Giovanni, agente di Polizia di Stato, e De Gennaro Carmine, ex poliziotto in pensione, tutti e tre di Santa Maria Capua Vetere, accusati di aver sequestrato e malmenato Perretta Giuseppe, originario di Carinola, all’epoca dei fatti 25enne. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Vittorio Giaquinto e Paolo di Furia, mentre la persona offesa, parte civile costituita, è stata difesa dall’avvocato Marco Pagliaro.
Il Tribunale monocratico di Santa Maria Capua Vetere, nella persona del Giudice Giovanni Caparco, ha condannato a 1 anno e sei mesi di reclusione i fratelli De Gennaro Paolo e Giovanni, mentre per De Gennaro Carmine è stata pronunciata assoluzione per tutti i capi di imputazione. Il Giudice ha inoltre condannato gli imputati a risarcire i danni riportati dalla persona offesa.
Nello specifico, i condannati sono stati ritenuti colpevoli dei reati di sequestro di persona e di lesioni personali a danno di Perretta Giuseppe. L’episodio risale al 30 gennaio del 2015 quando, nei pressi del Bar Morico di Santa Maria Capua Vetere, il ragazzo era stato ammanettato, immobilizzato su una sedia e percosso dai condannati, che hanno agito senza aver ricevuto un comando dell’autorità e alla presenza di numerosi testimoni.

Una vicenda che si inscrive in un clima in cui è messo in discussione il corretto utilizzo delle prerogative delle Forze dell’Ordine, laddove, nel caso in questione, il processo ha consentito di accertare che la vittima non stesse perpetrando alcun tipo di illecito al momento della violenta aggressione subita. Una vendetta “fai da te” che non ha avuto altro effetto se non quello di gettare un cono d’ombra sulle Forze dell’Ordine, già oggetto, in queste ultime settimane, di polemiche legate a vari casi di “annacquamento” di elementi probatori in molti processi (vedi caso Cucchi, Aldovrandi, Uva).

Ufficio Stampa Studio Leagale
Marco Pagliaro.

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